1987 – TRADIMENTO!

 

TRADIMENTO! è il cambio d’ottica. Basta spostarsi di pochissimo e la prospettiva muta: ciò che una volta erano i ‘fantasmi’, residui di persone o baluginare di ricordi, ora sono gli ideali traditi. I sogni traditi, nella nostra struttura sociale, sono fisiologici e si ripetono ciclicamente all’infinito. Il grande Luigi Magni disse per bocca di Nino Manfredi “I ribelli morono sempre a vent’anni, pure quanno nun morono.” In TRADIMENTO! una donna incontra un’amica per un aperitivo e le racconta quale ideale ha scoperto d’aver seppellito sotto una valanga di omologazioni.

Oh, ciao,

vieni, siediti.

Vieni, che ti racconto

cosa mi è successo l’altra sera.

 

Tornavo dal lavoro

e guardavo le vetrine.

Ero tranquilla e felice

quando, dalla folla, emerge

una tossica.

 

Il chiodo rovinato,

le panta sdrucite,

sporcizia e croste sulle labbra e sul viso,

magra, prossima a scomparire,

veramente messa male:

ti garantisco, completamente marcia.

Te li ricordi i tossici?

Ecco! Una tossica.

 

Mi si mette davanti

e mi fa con una voce impastata

che gli arriva

da dietro chissà quale cirrosi:

“Ooo… mi dai dieci sacchi?”

 

Cerco di glissare, di non guardarla

ma qualcosa nella sua voce

mi scivola dentro.

La conosco.

La conoscevo.

La guardo.

Si.

È Sandra.

 

Cerco di squoterla:

“Cazzo Sandra! Sono io!”

Lei mi guarda con occhi spenti,

sembra non ricordare,

anche se per me sente.

Sente che in qualche modo

appartengo al suo passato.

Strizza gli occhi

e mi chiede ancora

dieci carte.

Le tocco il braccio

e le dico:

“Sandra, sono io.

Dai… vieni che ti offro, qualcosa, un panino.”

Faccio per tirarla dentro un bar lì a fianco

E mi becco un  “Fanculo!”

 

Si volta e se ne va,

verso altre persone,

verso altri: “Hai dieci carte?”

 

Solo per un attimo si volta a guardarmi

in quegli occhi c’era tutto il rancore del mondo.

Rimango a guardarla

ferma nella folla.

 

Mi chiedo e ti chiedo:

cosa ci è successo?

Cosa ci è successo?

Ti ricordi?

Volevamo…

Potevamo cambiare il mondo,

noi.

Lo potevamo plasmare.

Avevamo la musica dentro,

ricordi?

La musica, le parole, la forza.

 

Ci sentivamo Dei.

Dei venuti a salvare il mondo.

 

Invece

siamo state capaci solo

di scivolare via

come merda di piccione

sul parabrezza inclinato

del mondo.

 

Noi divorate

dal mondo.

 

Noi,

con la nostra famiglia del cazzo,

con il nostro lavoro del cazzo,

con il nostro shopping del cazzo,

e le nostre domeniche in spaggia

in happy hour del cazzo

a ballare come ci hanno insegnato

le fighe nei film patinati del cazzo.

 

Una volta invece urlavamo

e pogavamo

e i vecchi,

NOI, OGGI,

si chiedevano

cosa saremmo diventate.

ECCOVI SERVITI

CARISSIMI “I CAZZI VOSTRI MAI!”:

Io e te siamo diventate due stronze!

 

Forse lo siamo sempre state.

Di sicuro lo siamo adesso.

Mentre Sandra è stata fedele.

Fedele a se stessa, al sogno,

al rifiuto di questa vita spot.

È stata fedele ed è stata tradita

e quel tradimento non ha voluto guardarlo,

e s’è gettata oltre la rupe della coscienza.

 

Credevamo di avere la forza,

ci credevamo davvero

ma non era forza e nemmeno coerenza.

Forse incoscienti

non avevamo paura

ma certamente mai abbiamo avuta l’onestà

di guardare negli occhi il sogno,

e lasciarci amare.

 

Mai.

Mai.

 

 

Annunci

1967 – MIOPIA

L’essenza di un padre si sovrappone al fantasma dei moti della fine degli anni sessanta, miopi nel loro sentire un cambiamento radicale: i poteri politici, proprio come un virus, presto si adatteranno e diverranno ancora più potenti e sprezzanti dei diritti umani.

 

Sono nato di sabato 18.

Fossi nato

un giorno prima

avrei potuto vedere

almeno un fantasma.

Mi sarebbe piaciuto vederlo, certo

ma così non è.

Ad ogni modo credetemi:

loro sono sempre al mo fianco.

 

Quando mio padre,

ad esempio,

mi viene a trovare

sento il suo alito di caffè

o il profumo del suo dopobarba.

 

Da piccolo,

era un’epoca strana,

passavo le giornate

a osservare foto

dai colori brillanti.

Ve n’era una,

l’amavo in particolare:

mia madre ride

e corre incontro a mio padre.

 

Quando vidi per la prima volta quella foto

fuori regnava il caos.

Per strada c’erano tumulti

e la folla urlava.

Era una marea carica di forza e desiderio di rivalsa

perché privata da troppo tempo della dignità.

Mi affacciai alla finestra

e li sentii al mio fianco

sfiorarmi le guance

col loro profumo delicato.

 

Il ricordo di quella speranza miope fuori

e di quella dolcezza dentro

erano un tormento e una una droga:

non davano assuefazione e nemmeno più piacere.

 

Anni dopo

i tumulti erano cessati

e una sera,

sulle alture sopra Palermo,

mio padre mi disse:

“Guarda la Luna. Come la vedi?”

Ed io,

perplesso perché la Luna

erano anni che la vedevo leggermente sfocata,

gli risposi

“Bianca, con il suo alone attorno!”

E lui,

porgendomi i suoi occhiali

dalla montatura di plastica nera e robusta, disse

“Prova con questi!”

La Luna,

finalmente,

la vidi per quel che è,

coi suoi mari,

coi suoi crateri,

bianca e grigia e perfetta

col riflesso confuso sul mare

della Conca d’Oro.

 

Bellissima!

 

Quella notte accettai

il primo debito

impossibile da estinguere

nei suoi confronti.

 

Ora vivo

in una casa

in cui loro non sono mai esistiti

e il loro ricordo

è una voragine.

Fuori la folla

non esiste più.

Vive in case come la mia

accontentata da distrazioni.

Milioni di persone

e siamo solo animali da batteria.

 

 

Forse un giorno,

quando mia figlia sarà cosciente di se,

questa voragine nel mio petto

sarà colmata

e le indicherò

la Luna perfetta.

 

Per questo ti attendo,

figlia,

per ritrovarti in me,

padre.

 

 

 

 

 

1947 – LO ZIO È TORNATO DALLA GUERRA

Lo zio è tornato dalla guerra è la prima prova di una serie di monologhi dedicati ai fantasmi, Quindi il fantasma nell’accezione classica, poltergeist si ma caciarone e carnale. Come può esserlo solo un fantasma romagnolo.

 

Questa notte,

la prima notte vera di questo inverno,

ho avuto un freddo terribile.

Mi sono rotolata

nel freddo buio del mio letto

piena di questo gelo

e il suono lontano di una voce,

proprio della sua voce.

 

Questa voce mi ha tenuta sveglia

tanto mi si infilava tra le gambe.

Quella voce lì,

era bella, bella da morire.

Ma faceva anche paura.

 

Questa notte

ho sudato tanto,

nonostante il freddo,

nonostante gli starnuti

e il tirar su col naso.

Io, nella mia camicia da notte azzurra,

ricamata, sudavo.

Ero irrequieta.

Perché al di là della voce,

bellissima vi dico,

sentivo altre cose.

Erano cose fuori dalla porta

nel cortile,

illuminato dalla nebbia.

Correvano a piccoli passi

nella pioggia sottile,

in cerca di un rifugio.

 

A volte, improvvisamente,

bloccavano le loro zampette,

e scivolano sulla ghiaia bagnata,

annusavano l’aria attorno

e partivano veloci verso altre strade.

 

Ad un certo punto, questa notte,

lui mi ha parlato,

anzi,

mi ha urlato.

“SONO STATO IN GUERRA, IO

MICA COME I TUOI AMICI FANNULLONI!

SONO STATO IN GUERRA

ED HO UCCISO, IO.

PER FARTI STAR BENE,

A TE E A TUTTI QUEGLI ALTRI IMBECILLI.

SONO STATO IN GUERRA,

AL FREDDO,

NEL SANGUE!

TE…

TE NON LO SAI MICA COS’ È UN INCUBO!

NON LO SAI MICA!

SONO STATO IN GINOCCHIO NELLA NEVE

AD ASPETTARE LA MORTE

E PREGAVO, PORCO DIO,

PREGAVO DI MORIRE IN FRETTA,

CHE NON CI AVEVO PIÙ VOGLIA DI VIVERE.

E INVECE ECCOMI!

SONO TORNATO!

SONO TORNATO!”

 

Questa notte,

quando la nebbia

ha cancellato le ombre,

loro,

quelle bestiolione lì,

hanno ricominciato la loro corsa

nella pioggia sottile

in cerca di un rifugio.

Le ho sentite stanotte,

grattare alla mia porta!

 

Ma io no,

no che non le ho fatti entrare.

No!

“State fuori!” gli urlavo.

“Via! Fuori dalle balle!”

E loro stavano zitte,

ferme,

non un sospiro.

 

Ad un certo punto,

nel buio freddo,

ho sentito gemere.

 

Nella stanza accanto,

la Zia Maria,

gemeva così tanto

che mi veniva da chiederle:

“Oh… ma chi c’è lì con te, Zia Maria!”

Ma a sentir bene,

a sentir bene…

si…

piangeva.

 

E così le ho chiesto,

attraverso i muri:

“Zia Maria, perché piangi?”

 

E dall’ altra parte,

debole come un lamento:

“Taci! Taci, figlia mia!

Non lo senti?

Tuo Zio è tornato dalla guerra!”

 

Ma che dici Zia,

la guerra le bella ch’è finita!

 

È tornato perché è geloso!

È sempre stato geloso,

se scopre cos’ ho fatto col Monti!”

 

Ma… ma zia, lo zio… lo zio è morto in Russia!

Non dire così che mi spaventi!

Quello che senti è il vento!

 

 “Oh, bimba,

mi hai preso per scema?

La so riconoscere la voce di tuo Zio,

mi fa venire una certa pelle d’oca!”

 

E rideva.

 

Ma cosa ridi, Zia!

Lo Zio è tornato dalla guerra,

dalla morte, e te ridi?

 “Oh ciò,

la sua voce mi si infila dappertutto!”

E rideva.

E a dir la verità,

faceva ridere anche me,

questa storia dello Zio!

 

Solo che,

ad un certo punto,

me lo son sentito in stanza,

accanto al letto.

Allora ho ricominciato a sudare!

La Zia Maria, anche lei stava zitta!

“Zia Mariaaaaa!” sussurravo.

 

Improvvisamente

accanto a me quel “SHH!”

…tremendo e fortissimo!

Poi la porta della mia stanza

si è aperta di scatto

e si è richiusa facendo un botto che

AAAAAAH!

io e la Zia Maria

abbiamo urlato così forte

che quasi ci sentivano in paese.

 

Questa mattina,

quando la nebbia s’è alzata,

le creaturine nello spiazzo davanti casa

non c’erano più.

 

Questa mattina,

la Zia mi ha fatto il caffèlatte

ed io seduta a tavola

mentre spezzavo il pane

e glielo mettevo dentro

in fretta

perché devo andare

a lavorare da Primo,

le ho chiesto:

“Zia Maria! Non era mica lo Zio, vero?

Era il tuo amico Monti

che ti è venuto a trovare

e ci ha fatto uno scherzo, vero?”

E la Zia, quasi ridendo:

“Zitta, non parlare del Monti

che se tuo Zio ci sente

stanotte altroché

porte sbattute e SHH!”

 

Insomma,

lo Zio è tornato,

è tornato dalla guerra

e a me…

oh…

a me fa un gran piacere!